martedì, 22 settembre 2009
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mercoledì, 04 febbraio 2009

fiocco funebre

Thyssen: scontro in aula sulle mail in italiano

Terza udienza dai toni violenti per il rogo nell'acciaieria. Scontro tra pubblica e difesa dell'azienda. Per ribattere alla richiesta di annullamento per alcune mancate traduzioni degli atti, i pm proiettano in aula le mail dei manager tedeschi che usavano l'italiano. Il pubblico applaude. La Corte d'Assise ad inizio seduta aveva escluso alcuni operai che avevano firmato i verbali di conciliazione. Bocciata anche la richiesta di costituirsi parte civile da parte di tre parenti non prossimi
di Davide Banfo, Sarah Martinenghi e Andrea Magrini

La Corte d'Assise ha respinto la richiesta di costituzione di parte civile degli oltre 50 operai che firmarono i verbali di conciliazione con la ThyssenKrupp per la 'buona uscita', con i quali rinunciavano a diritti risarcitori 'presenti e futuri'. L'ordinanza è stata letta questa mattina dalla Presidente Maria Iannibelli all'apertura della terza udienza del processo contro sei dirigenti e manager della Thyssen per il rogo del 6 dicembre 2007 nello stabilimento torinese in cui persero la vita 7 operai. Sono invece stati ammessi come parti civili altri operai che non risultano avere firmato il verbale. Non sono stati ammessi poi tre parenti di altrettante vittime del rogo, in quanto non sono 'prossimi congiunti' e sotto il profilo giuridico non possono esercitare,a giudizio della Corte, le facoltà di persone offese.

La Corte ha poi respinto le richieste della difesa della Thyssen di non ammettere come parti civili i lavoratori che non furono direttamente esposti al pericolo dell'omissione delle cautele antinfortunistiche e dell'incendio, nonchè il Comune di Torino, la Provincia di Torino, i sindacati e l'associazione Medicina Democratica. Tutti questi soggetti sono quindi ammessi dalla Corte d'Assise come parti civili.

Gli operai che sottoscrissero l'accordo erano già stati esclusi all'udienza preliminare dal gup Francesco Gianfrotta; un'altra quindicina, indicati dalle difese come firmatari, sono stati accettati con riserva perchè manca la documentazione. "A questa giustizia non credo più", ha commentato Abisso, per il quale è stato sollevato un secondo problema: non essendo parte civile e dovendo essere chiamato a testimoniare, per la difesa non può seguire le udienze . "No so - dice l'ex operaio - se è un problema di leggi o di giudici. Io so che per me Roberto era un figlio. E adesso rischio persino di dovermene andare dall'aula. Vorranno mica un processo a porte chiuse?".

Nel processo restano cinquantadue lavoratori, i sindacati, gli enti territoriali e l'onlus Medicina Democratica. In seguito l'avvocato Ezio Audisio, del collegio difensivo, ha riproposto la questione di nullità, già bocciata all'udienza preliminare, legata alla mancata traduzione di alcuni atti in tedesco (la lingua madre di due imputati tra cui Harald Espenhahn, che risponde di omicidio con dolo eventuale)

Nel corso dell'udienza violento scontro tra difesa e pm. Per rispondere alle richieste di annullamento da parte degli avvocati della difesa sulle mancate traduzioni la pubblica accusa ha mostrato in aula con un proiettore le mail dei manager Thyssen Priegnitz e Hespenham chew dialogano in lingua italiana. La pm Traverso ha poi mostrato un filmato con un in'intervista a Espenhahn in italiano affermando che la difesa "punta solo a far saltare il processo e tornare indietro di un anno". Secca la replica dei legali della multinazionale tedesca che parla di "insulti da parte della pubblica accusa". Controreplica della pm "Riteniamo di essere in grado di non essere ingannati", affermazione seguita da uno scrosciante applauso da parte del pubblico.

Dopo questo scambio, la presidente ha sospeso la seduta aggiornarnandola al 10 febbraio.
(04 febbraio 2009)
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mercoledì, 28 gennaio 2009

In Germania si regalano le auto

mio commento al blog su Repubblica.it

L'errore sta nell'aiutare le imprese anziché i lavoratori.
L'aiuto alle imprese si trasforma sempre e solo in un maggior guadagno dell'imprenditore e mai in una redistribuzione più equa e corretta degli utili a tutte le persone che lavorano nell'impresa.
Ciò vale anche in caso di perdita dell'imprenditore, perché semplicemente quest'ultimo potrà dichiarare fallimento (avendo magari separato il proprio patrimonio personale tramite riserva patrimoniale; cosa giusta, peccato che in tale fondo anno per anno nel passato abbia versato gli utili fatti che non ha investito in azienda) oppure chiede l'aiuto statale dei famosi "ammortizzatori sociali".
Nel primo caso, i lavoratori perdono il posto di lavoro e eventuali stipendi non avuti; nel secondo, la crisi la pagano tutti i contribuenti.
In conclusione, gli imprenditori, che negli anni passati hanno incassato lauti utili con l'economia che tirava anzichè innovare e investire per migliorare l'azienda, non pagano nemmeno stavolta.
Esistono ovviamente, come in tutti icasi, eccezioni, purtroppo limitate e comunque ammirevoli, ovvero imprenditori seri che sanno fare il loro mestiere, purtroppo pochi!
Chi avesse dubbi, pensi a Parmalat, Cirio, Alitalia ma anche FIAT che ha negli anni utilizzato pesantemente la cassa integrazione ... mentre investiva fior di soldi nella Juventus!
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lunedì, 05 gennaio 2009

Lo scandalo G8 e l'hobby da 300mila euro

Venerdì 19 dicembre il procuratore di Tempio Pausania fa perquisire la casa e l'ufficio alla Maddalena di un sindacalista della Cgil, Tonino Cansella, 51 anni, che stava raccogliendo denunce dai lavoratori sul controllo del caporalato, i turni massacranti, gli straordinari pagati in nero e l'evasione dei contributi Inps dentro i cantieri del G8. Cansella è accusato di procacciamento di notizie sulla sicurezza dello Stato. Per aver tentato di difendere la sicurezza degli operai rischia da 3 a 10 anni di carcere. Nel totale silenzio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, della Protezione civile e di buona parte d'Italia.
leggi pag.1 Lo_scandalo_G8_01e pag.2 Lo_scandalo_G8_02
vai all'articolo su l'Espresso on line
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giovedì, 11 dicembre 2008
Mancano i soldi, ma non per tutti
di Adriano Todaro da Girodivite

Ci sono per le scuole private, per le armi, per istituire nuove ed inutili Province. Tutto passa nell’indifferenza generale mentre Veltroni è in Grecia a presentare un suo libro

Anche se, come dice Silvio Berlusconi, bisogna spargere ottimismo, i soldi non ci sono. E se non ci sono, è necessario tagliare. Principio basilare, ma non sempre. Ad esempio non si devono tagliare i fondi per le scuole private religiose, non si devono tagliare per le armi, non si devono tagliare per istituire nuove Province e in tanti altri settori dove le forze politiche speculano e mangiano a gran ganasce.
Cominciamo dalle scuole. In quelle pubbliche ci saranno tagli che colpiranno tutti, dai bimbi delle elementari ai ricercatori. Perderanno il posto più di 83 mila insegnanti. Eppure questo si può fare. Ma è bastato che il governo minacciasse un taglio di 134 milioni di euro al fondo per le scuole paritarie, che subito si è levata la critica delle gerarchie vaticane e di papa Benedetto XVI. Pochi minuti dopo, ecco la retromarcia del governo: «Possono dormire su quattro cuscini», ha detto il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas. In realtà, i dirigenti vaticani è da tempo che dormono su quattro cuscini comodamente assistiti da tutti i governi che si sono succeduti dal 1945 ad oggi. Ricordate un certo Berlinguer, non Enrico, ma il cugino Luigi? Quel ministro dell’Istruzione che riteneva giusto finanziare le scuole private?
Anche oggi la pensano così i democratici tanto che la responsabile scuola del Pd, Maria Coscia, ha protestato perché «tra i 120 milioni reintegrati e i 134 originari ci sono 14 milioni di differenza». Capito? Non perché la Costituzione non prevede “oneri per lo Stato”, ma perché il governo ha assicurato una cifra minore.
Il segretario Veltroni non dice nulla. Lui è in Grecia a presentare un suo libro. I greci saranno deliziati di tanto onore, ma resta il fatto dell’afasia di questo personaggio che non interviene mai sulle cose concrete tutto preso com’è a salvaguardare il suo potere dalle mire rutelliane-dalemiane. Eppure ce ne sarebbero di cose da dire. O meglio da fare. Ad esempio buttare fuori dal partito tutti gli amministratori inquisiti (Calabria, Campania, Toscana, Abruzzo) del Pd. Magari cominciando da Mille Chiodi Antonio Bassolino. Questo, però, non viene fatto e Bassolino, al massimo sarà castigato e finirà parlamentare europeo.
Non ci sono soldi, ma i fondi per le armi debbono esserci, anzi è meglio aumentarli. E così l’11 novembre 2008, il Parlamento ha approvato il rifinanziamento delle missioni militari all’estero per un totale di 1,8 miliardi di euro. Ma non c’è solo questo. Nella finanziaria in discussione, ci sono spese per il bilancio militare di oltre 213 miliardi di euro e si prevede che entro il 2011 saranno spesi 40 miliardi di euro. Per far che? Per acquistare navi da guerra, aerei, carri armati. Insomma, strumenti di offesa e non certo di difesa così come dice l’articolo 11 della nostra Costituzione sempre più bistrattata.
In Parlamento tutto ciò è passato con solo 15 astensioni e 1 voto contrario, per motivi di coscienza, da parte di un leghista. Gli altri hanno votato tutti a favore, alla faccia dell’articolo 11 e della marcia della pace Perugia-Assisi a cui partecipano, sempre, almeno per i primi due chilometri i parlamentari del Pd.
E veniamo alle Province. Una delle istituzioni più inutili che ci possa essere tanto che, sino a qualche anno fa, in modo bipartisan tutti erano per la loro abolizione. Invece, ora, in modo sempre bipartisan, hanno cambiato tutti idea. E così la prossima provincia sarà quella di Monza e Brianza e sarà il ricettacolo dei funzionari dei vari partiti in cerca di un posto tranquillo e ben remunerato, l’approdo finale dei cosiddetti “trombati”.
Ma quanto ci costerà? Per il funzionamento della sola macchina amministrativa, la spesa di una Provincia è attorno ai 100 milioni di euro all’anno. Per una nuova, come quella di Monza e Brianza questa cifra raddoppierà. Si è calcolato che tra il 2004 e il 2009 (data delle prime elezioni), la nuova Provincia costerà 220 milioni di euro.
Se vi può far piacere, sappiate che il capitalismo è in crisi. Ma mentre è in crisi continua ad accumulare ingenti profitti sottraendoli ai salari, cioè a quelli che quella ricchezza la producono. E qualche sera fa, un gruppo di questi capitalisti si sono trovati, a festeggiare, nei saloni di Villa Madama. Anfitrione Silvio Berlusconi che accoglieva all’entrata i soci coraggiosi di Cai. Non tutti, però. Alcuni sono già scappati ed Emma Marcegaglia ha un piede dentro e uno fuori. Al loro posto entrerà il gruppo Angelucci, ras delle cliniche private romane e padrone di giornali come Libero e Il Riformista. Uno dei fratelli, è stato anche inquisito e ha avuto gli arresti domiciliari.
Poca cosa. Va tutto bene ugualmente. Meglio non dire nulla e andare in Grecia a presentare libri.

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