Ho ricevuto e pubblico quanto segue, condividendone il commento e potendo garantire per la veridicità del contenuto.
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NDR: abbiamo deciso di pubblicare questa lettera, scritta - e ricevuta - in tempi non sospetti, perché ci sembra possa essere la risposta ideale di molti colleghi al comunicato inviato dall’azienda ai lavoratori la scorsa settimana in merito alla vicenda “Divania”.
E’ davvero sorprendente come, all’interno dello stesso Gruppo, possano convivere visioni tanto diverse della medesima realtà.
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L’altra sera ho riflettuto a modo su cosa c’è che non va sul lavoro.
Un direttore a qualsiasi livello potrebbe dire che la mia “spinta commerciale” è troppo bassa o che stento a “ripartire” dopo un anno piuttosto impegnativo.
Niente di tutto questo, la mia è una crisi più profonda e radicale del solito, dalla quale credo di non poter più riuscire a rialzarmi.
Certo è un bel guaio perché di lavorare ho proprio bisogno e so fare poco altro oltre questo mestiere.
Poi mi piace il contatto con la gente, credo di essere in grado di dare risposte, proporre soluzioni, garantire chiarezza, sicurezza, disponibilità.
Ho solo poca voglia di vendere, nei modi, nei tempi e nei contenuti richiesti, ho repulsione all’ascolto e alla lettura dei messaggi che copiosi mi piovono in testa da vari livelli sopra al mio (e come tutti sanno non sono pochi).
Non mi scandalizzano il MOL, il Budget, margini o caricamenti più o meno consistenti.
Creare valore credo sia fondamentale per un’azienda sia pubblica che privata, ma il termine VALORE è un termine importante e significativo.
Valore non è solo guadagno, a maggior ragione non è solo guadagno subito.
Valore soprattutto non è solo denaro, ma è anche fiducia, sicurezza, benessere, serenità, coraggio, collaborazione, solidarietà, sussidiarietà.
Ridurre la ricerca del valore unicamente nei margini che a breve si possono mettere “nel granaio” della banca è un po’ come la parabola del ricco che muore poco dopo aver fatto costruire i nuovi granai ancora più capienti aspettandosi di vivere a breve un benessere di cui non potrà godere perché prossimo alla morte.
Proprio questo è un grande esempio di inutile crescita di Valore, una crescita ottusa, stupida e iniqua, una speranza mal riposta, un progetto mal costruito. Purtroppo però è questo è tutto quello che io oggi riesco a vedere nella nostra ricerca di “valore”.
E’ questo insieme caotico di sensazioni insomma che mi porta ad una “spinta commerciale” ormai prossima allo zero.
Ho la sensazione di essere ormai diventato solo un venditore che, più passa il tempo, più perde quella professionalità che ritenevo fosse un valore, non solo per me, ma anche per l’azienda.
Ho la sensazione di essere un operaio che attende ad un progetto che non capisce, ad un progetto che non condivide e che non corrisponde più al suo.
Sono consapevole che all’operaio non è chiesto di partecipare al progetto complessivo, ma se lo può conoscere e lo riesce a condividere certo lavora di più e soprattutto meglio.
Oggi non riusciamo, non riesco, neppure a conoscerlo, figuriamoci a condividerlo.
Già la scoperta di essere un mero venditore è per me una grande sconfitta valoriale che dovrebbe essere presa in considerazione da un’azienda come la nostra (carta d’integrità, valori etc.).
Poi ho la sensazione brutta e diffusa di trovarmi unicamente a “piazzare” prodotti che antepongono il granaio (solo il nostro) alla ricerca di un valore condiviso e con una certa prospettiva.
Una sensazione che fa male, perché mina le basi di ciascuno ed il proprio individuale progetto di vita, che fa molto male perché distrugge anche la fiducia e la speranza.
Mai sui valori che riversiamo sulla società interviene la cosiddetta “customer care”, la soddisfazione del cliente.
Per certificare poi questa “soddisfazione”, ed evidenziare un valore di cui nessuno in realtà si cura, si utilizzano risorse attente solo a quello che possiamo aver sbagliato noi venditori, o perlomeno personaggi sintonizzati per definizione o per forza solo sui problemi che nascono al nostro livello.
“Certificatori” poco o per niente attenti a chi crea, propone o gestisce i prodotti che vendiamo. Persone del tutto scollegate e volutamente inconsapevoli di chi ci spinge tutti i giorni perché vendiamo, vendiamo, vendiamo, vendiamo … .
Ripeto che purtroppo so fare solo questo mestiere, un mestiere che tra l’altro mi piace.
Mi piace perché mi piace la gente, mi piacciono le relazioni, mi piace essere di aiuto, dare informazioni, consigli.
Mi piace anche creare Valore, ma Valore per davvero, Valore in modo completo e sincero.
Ma forse mi hanno cambiato mestiere ed io neppure me ne sono accorto.
Grazie dell’attenzione.
14 gennaio 2008
Lettera firmata