martedì, 22 settembre 2009
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lunedì, 07 settembre 2009
La tendopoli che non attende

La tendopoli di piazza d'Armi a L'Aquila sta chiudendo.
Purtroppo, non tutti i suoi ospiti hanno ricevuto una collocazione degna della loro situazione familiare e ancor meno delle paure vissute e dei giorni trascorsi in situazioni precarie, avulse dalle loro abitudini e dai loro stili di vita.

Ancora una volta, la mia impressione è che abbia vinto l'apparenza contro la sostanza, il colore contro il dolore, il denaro contro l'essere umano.

Da Repubblica, 6 settembre 2009: "Presto cominceranno le inaugurazioni e saranno trasformate in uno spot per il governo. Basterà puntare le telecamere soltanto sulle «prime persone felici di ritrovare una casa». Anche stravolgendo la realtà dei fatti. Le prime case per le quali si taglierà il nastro saranno quelle di Onna, il paesino più martoriato. Meglio non raccontare, però, che qui le casette di legno sono arrivate perché gli abitanti hanno minacciato una rivolta contro la «deportazione» in quelle Case antisismiche previste a chilometri di distanza.".
Con buona pace di chi non vede, non sente ma parla. Amen.
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lunedì, 07 settembre 2009
“Sale insipido, degno di essere calpestato”
L’indignazione di un religioso contro il Cardinale Bertone

DOC-2177. SEZANO‑ADISTA. Senza quell'articolo su Il Giornale ai danni di Dino Boffo (v. notizie sul numero blu 88/09 allegato), la partecipazione di Silvio Berlusconi alla festa della Perdonanza e la sua cena con il card. Tarcisio Bertone si sarebbero regolarmente tenute, come concordato e programmato. Bisogna ringraziare il diavolo, che “anche stavolta ha pensato bene di fare le pentole senza i coperchi”, se la gerarchia italiana non ha nuovamente offerto lo spettacolo di uno “squallido balletto” con il potere: “È bastato l'articolo di Feltri per rompere l'incantesimo di un idillio. Ma la responsabilità di questo vostro scandalo vi rimane attaccata addosso ugualmente, tutta intera!”. È con il vigore e la severità dei profeti che il religioso stimmatino p. Silvano Nicoletto punta l'indice contro il segretario di Stato card. Bertone, accusandolo di aver venduto la propria “dignità di uomo e di vescovo al mercante di passaggio”, di aver agito in maniera offensiva nei confronti del Popolo di Dio e di aver “gettato disprezzo sul ministero di molti presbiteri”. “Arriverà mai il giorno ‑ si chiede p. Nicoletto ‑ in cui la finirete di prestarvi a questi meschini giochi di potere per dei miseri piatti di lenticchie? Non otterrete che il disprezzo del sale insipido, degno di essere calpestato”.

Di seguito la lettera del religioso stimmatino al card. Bertone. (c. f.)

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giovedì, 04 giugno 2009
Elezioni per il Parlamento Europeo

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venerdì, 22 maggio 2009
il discorso di fine d’anno del Presidente della Repubblica Italiana del 31/12/1981


… vi è poi, si è aggiunta a tutte queste preoccupazioni, italiane e italiani, la questione della P2.
Mi si intenda bene perché non voglio che ancora una volta il mio pensiero sia travisato.
Quando io parlo della P2 non intendo coinvolgere la massoneria propriamente detta, con la sua tradizione storica.
Per me almeno, una cosa è la massoneria, che non è in discussione, un’ altra cosa è la P2, questa P2 che ha turbato, inquinato la nostra vita.
I giuristi stanno discutendo se la P2 cada o non cada sotto il codice penale, se è un’ associazione a delinquere.
Sono cose che a me non interessano per il momento.
Io guardo ad un altro codice, che è il codice morale, il codice morale che ogni uomo, specialmente ogni uomo politico, dovrebbe portare scritto nella sua coscienza.
Ebbene, la P2 cade sotto questo codice morale. Vi è un proverbio che si usa dire: che la moglie di Cesare non deve essere sospettata.
Ma prima di tutto è Cesare che non deve essere sospettato.
Ed allora ogni sospetto devono allontanare dalla loro persona gli uomini politici, non possono rimanere, non può rimanere al suo posto chi è stato indiziato in questa trappola della P2.
La P2 si prefiggeva di compiere atti contro la costituzione, contro la democrazia e contro la repubblica.
E quindi coloro che facevano parte della P2 dovranno risponderne prima di tutto dinanzi alla loro coscienza, dinanzi ai loro partiti e, soprattutto, dinanzi al parlamento.
Non vi può essere in questo caso alcuna comprensione ed alcuna solidarietà .
E ripeto quello che ho detto altre volte: qui le solidarietà personali, le solidarietà di partito, diventano complicità.

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